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Fotoinserimento per impianti fotovoltaici e agrivoltaici: cosa chiede la paesaggistica

Fotoinserimenti per impianti fotovoltaici, agrivoltaici e BESS: quali viste chiede la paesaggistica, mitigazioni, dismissione e cosa serve per partire.

Di Maurice Yabre · Aggiornato il 25 settembre 2026

Fotoinserimento
Fotoinserimento impianto fotovoltaico
Agrivoltaico
Relazione paesaggistica
Fotosimulazione
Impatto visivo
BESS

Chi sviluppa un impianto fotovoltaico a terra sa che il progetto elettrico è solo metà del lavoro. L'altra metà si gioca su una domanda semplice: come si vedrà l'impianto dalla strada, dal paese, dal belvedere? Il fotoinserimento risponde prima che il cantiere apra, mettendo l'impianto dentro le fotografie reali del sito.

La domanda arriva sempre più spesso. Nel 2025 in Italia sono entrati in esercizio circa 6,4 GW di nuovo fotovoltaico, e a fine anno il totale superava i 43 GW. A crescere è soprattutto la quota dei grandi impianti, quelli che passano per l'autorizzazione e per la valutazione paesaggistica. Questa guida è per sviluppatori, EPC e studi tecnici che preparano quelle pratiche: quali viste servono, cosa devono mostrare e cosa ci serve per realizzarle. Per le basi del metodo c'è la guida al fotoinserimento.

Quando serve il fotoinserimento per un impianto

Le procedure per le rinnovabili sono tre: attività libera, procedura abilitativa semplificata (PAS) e autorizzazione unica. Sopra 1 MW, fuori dai casi semplificati, un impianto fotovoltaico passa per l'autorizzazione unica, e all'istanza vanno allegati gli elaborati per l'autorizzazione paesaggistica. Anche quando l'impianto rientrerebbe nell'attività libera, se ricade in un'area tutelata si passa alla PAS, che chiede una relazione sui criteri usati per ridurre l'impatto sul paesaggio e sulle misure di mitigazione.

Dentro la relazione paesaggistica ordinaria il fotoinserimento ha un posto preciso. La norma chiede una simulazione dettagliata dello stato dei luoghi a intervento realizzato, resa con fotomodellazione realistica e comprendente un adeguato intorno dell'area. Per gli impianti di produzione energetica e di stoccaggio indica come strumento principale il rendering fotografico. Nella relazione semplificata il fotoinserimento non è d'obbligo ma è espressamente previsto, in base al tipo e alla dimensione dell'intervento.

Anche nelle aree idonee la valutazione resta. Se l'impianto ricade interamente in un'area idonea, il parere dell'autorità paesaggistica resta obbligatorio ma diventa non vincolante. Chi valuta deve comunque capire come l'impianto sta nel paesaggio, e il fotoinserimento è il modo più diretto per farglielo vedere.

Una precisazione vale per tutto il resto della guida. Gli elaborati richiesti cambiano da Regione a Regione e da Soprintendenza a Soprintendenza, quindi l'elenco preciso va verificato con l'ente prima di produrli.

Le viste che contano

Un fotoinserimento per un impianto in campo aperto si giudica da quanto è fedele. Se la commissione trova l'impianto più piccolo di come sarà, o ripreso da un punto dove nessuno passa, la pratica torna indietro.

Punti di ripresa pubblici. Le foto si scattano da luoghi di normale accessibilità e da punti e percorsi panoramici: la provinciale che costeggia il lotto, l'ingresso del paese, la chiesa sulla collina, i beni tutelati della zona. Sono i punti da cui l'impianto sarà visto davvero.

Stesso punto prima e dopo. La foto dello stato attuale e la simulazione si fanno dallo stesso punto di presa, con la stessa inquadratura. Solo così il confronto regge.

Vicino e lontano. Servono viste in prossimità del sito e a media e lunga distanza. Da vicino si leggono strutture, recinzioni e cabine; da lontano si capisce l'effetto sull'orizzonte e sul disegno dei campi.

Punti segnati in planimetria. Ogni scatto va riportato su una planimetria con il cono ottico. Le Soprintendenze chiedono sempre più spesso anche le coordinate geografiche dei punti di ripresa.

Foto reali e giornate limpide. Le simulazioni si fanno su fotografie reali, nitide e aggiornate, riprese in piena visibilità, senza nuvole basse, nebbia o foschia. Non su immagini satellitari e non su Street View, che in alcune richieste di integrazione è stato escluso per iscritto.

Tutte le opere, non solo i moduli. Nella simulazione entrano cabine di trasformazione e di consegna, recinzioni, viabilità interna, cancelli. Sono spesso gli elementi più visibili dalla strada.

Gli altri impianti della zona. Nelle valutazioni contano anche gli effetti cumulativi: se nel raggio visivo ci sono altri impianti realizzati o in iter, la simulazione deve tenerne conto.

Mitigazione: come rappresentare siepi e fasce arboree

La relazione paesaggistica deve indicare le opere di mitigazione visiva e ambientale, e dire quali effetti non si possono evitare. Per gli impianti a terra la mitigazione è quasi sempre una fascia vegetale lungo il perimetro: siepe, filare, macchia arbustiva con specie coerenti con il luogo.

Su questo le Soprintendenze sono diventate esigenti. In diverse richieste chiedono un progetto quotato delle mitigazioni, con vegetazione interna e perimetrale, altezze di recinzioni e pannelli, e la rappresentazione con planimetrie, sezioni, render e fotoinserimenti.

Il fotoinserimento risponde bene a questa domanda se mostra la mitigazione per quello che sarà. Una siepe appena piantata non nasconde niente, una siepe matura scherma la vista, ma ci arriva dopo qualche anno. Conviene decidere con il progettista del verde in quale fase rappresentarla, e scriverlo in didascalia.

Agrivoltaico: altezze e coltura sotto i pannelli

Nell'agrivoltaico la commissione guarda anche un'altra cosa: se il campo resta un campo. Le linee guida ministeriali chiedono che almeno il 70% della superficie resti destinata all'attività agricola e fissano altezze di riferimento dei moduli: 1,3 metri da terra per il pascolo, 2,1 metri per la coltivazione con i mezzi agricoli.

Per questo il fotoinserimento di un agrivoltaico va costruito sulle sezioni tipo delle strutture, con le altezze reali, e con la coltura o il prato che ci saranno davvero sotto e tra le file. Un impianto disegnato più basso del progetto, o con il terreno spoglio, racconta un'altra opera.

::app-image-comparison{:before='{"src":"/images/fotoinserimento/terreno-agricolo-pianura-vista-drone.webp","alt":"Vista aerea del terreno agricolo in pianura prima dell'intervento"}' ='{"src":"/images/fotoinserimento/impianto-agrivoltaico-pianura-bacino-fotoinserimento.webp","alt":"Fotoinserimento dell'impianto agrivoltaico sullo stesso terreno, con le file di moduli sopra la coltivazione"}' before-label="Stato attuale" after-label="Progetto"} ::

Dopo la dismissione: la vista del ripristino

I progetti fotovoltaici autorizzati devono contenere il piano di dismissione e l'impegno al ripristino dello stato dei luoghi, con la stima dei costi e le garanzie. Nessuna norma chiede un fotoinserimento dello stato ripristinato. Molti proponenti però lo aggiungono, perché rende concreto un impegno che sulla carta resta astratto.

La vista post dismissione mostra il sito dallo stesso punto delle altre simulazioni, senza moduli, strutture e recinzioni, con quello che resta: di solito la cabina di consegna del gestore di rete e la sua strada di accesso. Chi valuta vede in un colpo solo che l'impianto è reversibile.

Accumuli, cabine e capannoni: stesse regole

I sistemi di accumulo (BESS) seguono lo stesso schema a tre procedure. Fino a 10 MW di potenza un accumulo elettrochimico rientra nell'attività libera; dentro il perimetro di impianti industriali o di produzione esistenti, senza aumento degli ingombri in altezza, si va in PAS; stand-alone in altre aree serve l'autorizzazione unica. Una norma paesaggistica dedicata agli accumuli non c'è, ma gli impianti di stoccaggio compaiono tra le opere per cui la relazione paesaggistica chiede la simulazione con rendering fotografico.

In pratica un BESS è una fila di container con recinzione, cabine e a volte muri tecnici, e il fotoinserimento serve a far vedere quanto pesa accanto a uno stabilimento o a un campo. Lo stesso vale per capannoni, poli logistici e impianti industriali: grandi volumi semplici, dove la scala è tutto e un errore di pochi metri cambia il giudizio.

Cosa ci serve per partire

Per un fotoinserimento di impianto ci servono gli elaborati che il progettista ha già:

  • la planimetria generale con il layout di moduli, cabine, recinzione e viabilità;
  • le sezioni tipo delle strutture, con altezza minima e massima dei moduli;
  • la scheda di moduli, cabine o container, se incide sull'aspetto;
  • il file KMZ o le coordinate del perimetro;
  • il progetto delle mitigazioni, se c'è;
  • le foto del sito dai punti di ripresa, oppure l'elenco dei punti: se le foto non ci sono, ti indichiamo da dove scattarle;
  • la planimetria dello stato dopo la dismissione, se serve anche quella vista.

Con questi file modelliamo l'impianto una volta sola e lo inseriamo in tutte le foto. Le viste in esercizio, con le mitigazioni e dopo la dismissione riusano lo stesso modello, per questo conviene decidere tutti i punti di ripresa all'inizio.

Tempi e costo

Un fotoinserimento di impianto si prezza come un rendering esterno: la prima vista contiene la modellazione, le altre dello stesso impianto riusano il modello e costano meno. Si parte da €500 per la prima immagine, e la consegna è in 5-10 giorni lavorativi dalla ricezione dei file completi. Numero di punti di ripresa, estensione dell'impianto e viste aggiuntive entrano nel preventivo, voce per voce.


Stai preparando la pratica di un impianto fotovoltaico, agrivoltaico o di accumulo? Nella pagina dei fotoinserimenti trovi come lavoriamo, oppure scrivici con planimetria, sezioni tipo e punti di ripresa: ti rispondiamo con un preventivo voce per voce.

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